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ESG: Significato, criteri, investimenti & normative

Cosa sono i fattori ESG? Perché sono così importanti per le aziende e gli investitori? Quali normative sono previste? Scoprite tutto nell'articolo!

by Laura Santeusanio 6 min

    Negli ultimi anni, le questioni ambientali e la crescente volontà politica di agire hanno visto l’evoluzione delle tematiche ESG da una parola d’ordine aziendale a un aspetto critico delle operazioni di un’azienda. Oltre a svolgere un ruolo nelle decisioni riguardo fusioni, acquisizioni e disinvestimenti, la ricerca ha evidenziato un legame positivo tra le tematiche ESG e la performance finanziaria o la creazione di valore. I fattori ESG sono diventati sempre più fondamentali per gli investitori e i punteggi di responsabilità sociale delle aziende li hanno aiutati a evitare organizzazioni con un alto livello di rischio finanziario o pratiche commerciali discutibili. Questo articolo approfondisce cosa sono i criteri ESG, quanto sono importanti per le aziende e i loro investitori e molto altro ancora.


    Definizione ESG

    L’acronimo ESG si riferisce a tre aree principali, precisamente Environmental (ambiente), Social (società) e Governance. Ogni pilastro fa riferimento a un insieme specifico di criteri come l’impegno ambientale, il rispetto dei valori aziendali e se un’azienda agisce con accuratezza e trasparenza o meno. In genere, i criteri ESG assumono la forma di una sorta di punteggio di credito sociale in cui tutte e tre le categorie vengono utilizzate per illustrare la quantità di rischio di un’azienda per gli investitori. Il rating ESG viene solitamente calcolato in base ai dati e alle metriche relativi alle risorse immateriali di un’organizzazione. Di conseguenza, la decisione di investire non si basa esclusivamente sul rendimento economico di un’organizzazione, ma anche su valori quali il rispetto dell’ambiente e una governance efficace.

    L’investimento socialmente responsabile (Socially Responsible Investing, SRI) non è una novità e la pratica di investire secondo le linee ESG è iniziata negli anni ’60. La storia moderna dei principi ESG può essere fatta risalire all’inizio del 2004, quando l’allora Segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, aveva invitato più di 50 CEO delle principali istituzioni finanziarie a partecipare a un’iniziativa congiunta volta a integrare i valori del framework nei mercati dei capitali. L’acronimo stesso è stato coniato circa un anno dopo alla conferenza “Who Cares Wins” del 2005.

    L’evento ha riunito investitori istituzionali, gestori patrimoniali, analisti di ricerca buy-side e sell-side, consulenti globali ed enti governativi che hanno esplorato il ruolo dei fattori ESG nella gestione patrimoniale e nella ricerca finanziaria. Negli anni successivi, i fattori ESG hanno registrato un notevole aumento in linea con l’investimento responsabile.

    Sebbene coprano un’ampia gamma di questioni che tradizionalmente non facevano parte dell’analisi finanziaria di un’organizzazione, molti degli elementi coperti dalle tematiche ESG hanno una notevole rilevanza finanziaria. Secondo Bloomberg, gli asset ESG globali sono sulla buona strada per superare i 53 trilioni di dollari entro il 2025, rappresentando più di un terzo dei 140,5 trilioni di dollari di asset totali in gestione previsti.

    Perché i criteri ESG sono importanti per gli investitori

    A differenza del passato, in cui gli investitori erano più interessati a investire in aziende o progetti attraenti solo dal punto di vista economico, oggi si assiste a una nuova generazione di investitori socialmente consapevoli che vogliono investire in organizzazioni con gli stessi principi e valori morali in cui loro credono.

    C’erano timori che la tendenza avrebbe perso vigore negli ultimi anni poiché le aziende hanno lottato per far fronte alla pressione economica dovuta dalla pandemia da Covid-19, ma un’analisi effettuata dall’azienda di consulenza EY ha rilevato il contrario: le aziende hanno, infatti, accelerato la loro transizione verso un capitalismo più inclusivo e propositivo nonostante l’impatto della pandemia globale.

    Ci sono numerose ragioni per cui la tendenza rimane solida. La pressione per perseguire strategie più sostenibili proviene sia dal pubblico che dai governi. Nel caso di quest’ultimo, i pacchetti di stimolo sono stati legati a risultati ecologici. Ad esempio, il fondo per la ripresa del Covid-19 da 750 miliardi di euro della Commissione europea prevedeva che un quarto fosse stanziato per la mitigazione dei cambiamenti climatici.

    C’è anche una crescente consapevolezza tra gli investitori e le imprese che i criteri ESG potrebbero diventare obbligatori, il che significa che è prudente adottare strategie sostenibili per stare al passo con qualsiasi futura legislazione “green“. Molti altri fattori hanno anche un’influenza sui rating ESG, come un punteggio positivo che si rivela fondamentale per la capacità di un’azienda di attrarre e trattenere i migliori talenti.

    È anche importante ricordare che i criteri ESG sono diversi dall’investimento socialmente responsabile (SRI). Mentre l’SRI si basa in genere su giudizi di valore ed esclude le aziende in base a determinati criteri, i fattori ESG sono più focalizzati sui valori ambientali, sociali e di governance dell’organizzazione, insieme al loro impatto sulle performance. L’investimento sostenibile è certamente un argomento caldo, ma quanto è rilevante oggi? Un’analisi del CFA Institute del 2020 ha rilevato che l’85% dei professionisti degli investimenti ha preso in considerazione i fattori ESG quando ha effettuato il proprio investimento, rispetto al 73% del 2017. Il brillante futuro degli investimenti ESG e delle azioni ESG è riassunto da un report di PwC che afferma che “un un numero crescente di prove mostra che le società con forti principi ESG overperformano. In particolare, gli studi mostrano che le aziende che si concentrano sugli indicatori ESG più rilevanti dal punto di vista finanziario per il loro settore tendono a performare bene”.

    Il report prosegue aggiungendo che “le aziende stanno migliorando nel divulgare i punteggi ESG che sono più importanti per la loro redditività a lungo termine“. La combinazione di domanda in aumento e logica di investimento guiderà quindi la rapida crescita del pool di asset ESG. È probabile che i risultati ESG e i fondi ESG diventino parte integrante delle soluzioni di investimento, mentre l’analisi ESG è sulla buona strada per diventare uno strumento di investimento essenziale.

    ESG e compliance – Fatti l’uno per l’altro?

    Non sorprende che le attività ESG siano intrinsecamente connesse ai valori di un’organizzazione, legandoli di conseguenza strettamente alla compliance. Allo stesso modo, tendono anche a contribuire alla fiducia e alla reputazione, consentendo a un’azienda di rimanere solida di fronte alle sfide future.

    Mentre alcuni sosterrebbero che le tematiche ESG e la compliance sono un connubio perfetto, altri hanno espresso preoccupazione per il fatto che i criteri ESG aggiungano un ulteriore livello di responsabilità per i team di compliance che sono già sovraccarichi o a corto di personale a causa dei tagli del Covid-19. Alcuni professionisti ed esperti della compliance hanno persino considerato i criteri ESG come un qualcosa di superfluo, che distoglie risorse e attenzione da questioni urgenti come la privacy dei dati e la sicurezza informatica.

    Nonostante queste preoccupazioni, non si può contestare che la compliance ESG sia emersa come una priorità fondamentale per le organizzazioni e che non scomparirà a breve. La maggior parte delle società pubbliche viene ora valutata in base alle proprie prestazioni ESG, le aziende devono infatti indicare determinati parametri in bilancio. Di conseguenza, è fondamentale che le aziende integrino una strategia ESG nel loro processo decisionale.

    Sebbene le preoccupazioni sui livelli di personale e sul carico di lavoro siano legittime, i team di compliance sono già attrezzati per affrontare molti aspetti relativi alle tematiche ESG, in particolare il pilastro della governance che comporta elementi come audit interni, questioni legali e questioni relative alle risorse umane. Uno studio di Reuters ha affermato che la governance è diventata il punto di partenza perfetto per l’introduzione di un framework ESG proprio per questi motivi.

    Al di là della governance, si può sostenere che gli altri elementi di ESG sono ancora in evoluzione e le relative considerazioni e procedure rimangono in una certa misura nebulose. Sebbene ciò possa rivelarsi sia una benedizione che una maledizione per i team di compliance, l’impatto della tecnologia può anche rivelarsi estremamente vantaggioso per affrontare la sfida ESG a testa alta.

    Anche al di fuori dello spettro ESG, i team di compliance stanno ora sfruttando tecnologie come l’automazione della compliance digitale e l’apprendimento automatico e i sistemi di segnalazione basati sul Web che hanno rivoluzionato i flussi di lavoro negli ultimi dieci anni. Oltre a semplificare i processi, la tecnologia di compliance ha consentito alle aziende di ridurre i budget, liberare risorse e aumentare l’efficienza senza dover assumere personale aggiuntivo. Poiché la tendenza ESG continuerà a prendere piede negli anni a venire, le soluzioni tecnologiche specificamente adatte alle sfide che rappresenta diventeranno molto più diffuse.

    La realtà della situazione è che il potenziale di illeciti attraverso i pilastri ambientali, sociali e di governance è enorme. Ci si aspetta che i team di compliance integrino le preoccupazioni basate sui criteri ESG nei loro quadri normativi e, oltre ad assumere più personale, la tecnologia si rivelerà fondamentale per farlo. Non va dimenticato che anche i/le Compliance Officer hanno un grande asso nella manica,  dato che generalmente hanno contatti e influenza sul board, facilitando il passaggio agli ESG.

    Cosa devono fare le aziende per rispettare la legge

    Come accennato in precedenza, sia gli investitori che le imprese stanno diventando sempre più consapevoli del fatto che i criteri ESG potrebbero diventare obbligatori in alcune parti del mondo in un futuro non troppo lontano. Questo sta già diventando il caso dell’Unione Europea, dove si sta definendo un nuovo quadro giuridico per un’economia sostenibile al fine di combattere il cambiamento climatico e raggiungere le “emissioni zero” entro il 2050.

    Ai sensi del diritto dell’UE, alcune società di grandi dimensioni sono già obbligate a divulgare informazioni non finanziarie e sulla diversity ai sensi della Direttiva sull’informativa non finanziaria (NFRD). Il 21 aprile 2021 la Commissione Europea ha adottato una proposta di Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che modificherebbe gli attuali requisiti di rendicontazione della NFRD che prevede:

    • Estensione a tutte le grandi società e società quotate nei mercati regolamentati (escluse le microimprese);
    • Richiesta di audit delle informazioni riportate in bilancio;
    • Introduzione di requisiti di rendicontazione più dettagliati e standard di rendicontazione di sostenibilità dell’UE;
    • Richiesta alle aziende di “taggare” digitalmente le informazioni riportate per renderle leggibili da appositi software e stabilire un unico punto di accesso.

     

    Lo European Financial Reporting Advisory Group sta sviluppando una serie di bozze di standard adeguati alle politiche dell’UE e il CSRD dovrebbe applicarsi già a gennaio 2024 per l’esercizio finanziario 2023. Si prevede che circa 50.000 aziende con almeno 250 dipendenti saranno interessate dalla nuova normativa.

    Cosa significherà in pratica? In base al nuovo obbligo di bilancio, le aziende saranno impegnate per la prima volta nella raccolta e nella comunicazione di dati su aree quali la loro impronta di carbonio, pratiche commerciali sostenibili e livelli di diversity. Il bilancio verrebbe quindi divulgato in un formato standardizzato a un registro nazionale delle imprese che consente l’accesso automatico ai dati chiave.

    Mentre l’Unione Europea va avanti con il CSRD, le leggi non sono così severe dall’altra parte dell’Atlantico. Nonostante la crescente rilevanza dei criteri ESG negli Stati Uniti, le risposte sono state volontarie e guidate dal mercato anziché assumere la forma di nuove normative. È molto probabile che ciò cambi, tuttavia, poiché gli sforzi per affrontare il cambiamento climatico e l’inquinamento ambientale continuano a crescere.

    Ad esempio, l’amministrazione Biden ha emesso un ordine esecutivo nel febbraio 2021 che richiedeva al governo federale di “guidare la valutazione, la divulgazione e la mitigazione dell’inquinamento climatico e dei rischi legati al clima in ogni settore della nostra economia, mettendo insieme la creatività, il coraggio e il capitale necessario”. Anche il Securities and Exchange Committee (SEC) degli Stati Uniti ha annunciato gli sforzi per combattere i cambiamenti climatici attraverso la creazione di una task force sul clima e sugli ESG, mentre il Financial Stability Oversight Council ha pubblicato un report sul rischio finanziario legato al clima che richiede nuove informazioni.

    Attualmente non ci sono comunicazioni ESG negli Stati Uniti a livello federale, ma la SEC ha l’obbligo per le società pubbliche di divulgare informazioni che potrebbero essere importanti per gli investitori e questo tiene conto dei rischi ESG (le obbligazioni ESG o le obbligazioni green sono un aspetto sempre più rilevante di valutazione del rischio)

    A livello globale, la rendicontazione ESG si avvia verso l’adozione di standard di informativa più armonizzati. Nel giugno 2021, i ministri delle finanze del G7 e i governatori delle banche centrali si sono impegnati ad affrontare le sfide ESG e a rafforzare la cooperazione prima di sostenere uno sforzo per adottare standard globali per le informazioni sulla sostenibilità. Ciò dovrebbe rendere le informative ESG aziendali più uniformi negli anni a venire.

    Perché le aziende devono implementare una ESG strategy

    Dal consolidamento dei valori aziendali al rafforzamento della reputazione e all’attrazione di investimenti responsabili, l’elenco dei motivi per cui le aziende fanno il possibile con i criteri ESG si allunga sempre di più. Indubbiamente, nuove regole e obblighi stanno arrivando, quindi le aziende devono prepararsi nel migliore dei modi. In Europa si profilano all’orizzonte informative societarie ESG obbligatorie, si verificheranno le informazioni riportate sui siti web e nei documenti e le aziende dovranno adottare misure per adattarsi prima piuttosto che dopo.

    Forse la cosa più importante è che occorre sottolineare i vantaggi a lungo termine di un’implementazione precoce, efficace e di vasta portata dei principi ESG. Oltre alle quasi inevitabili misure legali che devono essere intraprese, una mossa tempestiva per integrare i principi ESG nella compliance e nei bilanci aziendali può consentire a un’organizzazione di ripensare il proprio modello di business, sfruttare nuove opportunità e rispondere meglio alle sfide.

    Le aziende che optano per questa strada possono anche fungere da modello per altre aziende che cercano un percorso più sostenibile, soprattutto se quei valori ESG sono ripresi a gran voce da un tono entusiasta dall’alto.

    Un altro motivo ovvio per andare oltre gli standard minimi ESG è la nuova generazione di investitori. Ciò potrebbe fare la differenza per un investitore socialmente consapevole che opta per un’organizzazione che si sta impegnando nella riduzione della propria impronta di carbonio e nell’innalzamento dei livelli di diversity al suo interno rispetto a un’altra organizzazione che non sta facendo abbastanza.

    Fare il possibile renderà il rating ESG ancora più alto, mentre le aziende che non adottano le misure appropriate saranno viste come una prospettiva di investimento più rischiosa. Alcune delle insidie del non agire possono includere il morale basso dei dipendenti, una cattiva reputazione o persino azioni legali, che in definitiva erodono la fiducia sia con i clienti che con i partner commerciali. Mentre la discussione sull’obbligatorietà dei criteri ESG continua, le aziende in definitiva hanno la responsabilità di lavorare per la neutralità climatica a prescindere per dare un contributo positivo verso un mondo più sostenibile.

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    Laura Santeusanio
    Laura Santeusanio

    Managing Director | EQS Group Italia

    Laura Santeusanio ricopre il ruolo di Managing Director presso la filiale italiana di EQS Group Italia, dove presiede lo sviluppo del business, il consolidamento e l’espansione della base clienti, così come la creazione di partnership commerciali. Entrata in EQS nel 2017, Laura ha strutturato e guidato il reparto Risorse Umane nel quartier generale di Monaco di Baviera supportando l’azienda nella delicata fase di crescita internazionale. Precedentemente, ha trascorso oltre 13 anni nel mondo della consulenza a Milano, affiancando le aziende nello sviluppo dello Human Capital e del Change Management.

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